Door to Door

Scala, part.

Scala, part.

In uno dei mondi possibili
di Raffaele D’Andria

Non c’è solo la passione per la metafora nell’opera di Fiorella Corsi, sempre riferita – come lei dice – alla “condizione dell’essere umano, artefice e vittima del proprio destino”; c’è anche quella per una metafora che si dà in una sequenza di trasformazione, in un continuum di sorprendente riflessione creativa (per cui l’uomo è nell’essere altro e oltre).
Indiziata da un andamento non lineare, da una temporalità imprevedibile, la trasformazione cui si allude non sottende una sola e semplice origine. L’origine è – come sempre accade nella poetica della Corsi – nel ‘luogo’ o, per meglio dire, è il ‘luogo’: intersezione tra la fisicità e il suo risvolto fantastico. Come tale, il ‘luogo’ è sempre vissuto nella singolarità e nella compresenza delle sue materie, delle sue partizioni. In questo caso, esso è nei tratti di una sbrecciata fontana che fu barocca, nella scalcinata sagoma di una scala (altrettanto barocca), in un elevato fondale murario che accoglie e raccoglie con antiche lesioni e spellati intonaci; soprattutto, è nelle dispersioni di un selvatico e rinsecchito limoneto, residuo d’ombra di un equilibrio perduto.
E in ognuna di tali cose trovano origine e ambiente le ‘formiche’ – tendenzialmente infinite (in realtà sono un centinaio) – che si affollano, apparentemente impazzite, sul lastricato di pietra sottostante la fontana e alle quali la Corsi affida la sua sottile creatività visionaria. Le ‘formiche’, infatti, sono infaticabili portatrici di piccole teste che, gettate nel buco del formicaio, assecondano una naturale metafora sul destino di trasformazione delle cose.
Non sarebbe un evento strano – sembra dirci Fiorella Corsi – se il ‘tutto’ sprofondasse in un buco o in una crepa della terra; se le ‘formiche’ ritornassero a essa scomparendo con il loro bottino; se, al contrario, si addensassero nel giallo di un limone e  dessero spessore alla ruvida scorza. Non sarebbe strano se, alla fine, evaporassero (le teste, le formiche, e con loro il ‘tutto’) nel suo acre e mediterraneo profumo, così come avviene nel sogno dell’arte: in uno dei mondi possibili.

Leggi il comunicato stampa della mostra

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