Nose/Il Naso – 2

Pinocchio nella balena

Pinocchio nella balena

THE NOSE
PRAISE of DIVERSITY
By Ivana D’Agostino

Fiorella  Corsi’s exhibition is inspired by the theme of Pinocchio, the puppy created by Carlo Lorenzini in the homonymous tale we all have read or heard when we were children. It seems logical, then, that the event is being hosted by the Collodi Foundation. The works of art stress a strongly characterizing feature of this character, to such a degree that it becomes the main theme in the exhibitory event.
Diversity, at any latitude and any context, is something imposing itself through its evident, and for most of people embarrassing, non-alignment with the current principles of standardization.
The plastic matter, the terracotta Fiorella (who has matured some experience in painting too) here favourites, allows her a more immediate and tactile relation, more physical I daresay, as it is customary in sculpture. The usage of matter and volumes consequently establishes an interaction with space, a continuous entering and exiting, passing over surmountable borderlines, heading beyond. The use of iron is better understood considering Fiorella’s classical studies: long, rusty nails pierce through the long Cone-nose, iron establishing a strict relation with myth, with fantasy combined to religion.
The nose, then, is intended as a changing matter, as an archetype hidden in shape, as a symbol of something being other than the self.
Here’s then the Nose-whale a toothed nose swallowing Pinocchio; the Sick-nose, a macroscopic nose with a likewise macroscopic bandage.
The Ants eating the nose hint at the bulky materialness of the sign of diversity, that is the nose, and the progressive dissolution of the body.
The relation with space, meant as a completely involving relation between the spectator and the work of art allowing the overcoming of physical space, is found in the installation of Noses-Trees forest, even if, it must be said names are a mere convention. The Noses-Trees forest, its ends often burnt, makes the space-time path tangible through The voices of the trees. Sergio Fedele’s music, inspired by a XVII century motto upon  trees, Cedendo vincit, makes the forest real, the passage from the gloom in the thick of the wood to the breeziness of the birds’ cries becomes an experience cognizable through our senses.
But the tale Fiorella Corsi is artistically retelling through the fable of Pinocchio, where the fantastic element, typical of fairytales narration, is not disjointed from a taste for the game, from moral, ethical, historical meanings, finds its ultimate catharsis in the Puppet Theatres.
The nose is a feature of diversity and discomfort for those who are different and for their beholders: the nose-Pinocchio with dunce’s cap, beheld by the awkward little pinocchios in the theatre, makes us feel, through the frame-mouth-scene, the theatrical space of the fable as a tangible unit, but they also reflect upon all past and present diversities-ethnical, religious, sexual, economical, and so on-which fables, fairy books and puppet theatres have always being hinting at.

*  *  *
IL NASO
Elogio della diversità
Di Ivana D’Agostino

La mostra di Fiorella Corsi  ispirata – com’è nella logica delle cose, trattandosi di evento ospitato presso la Fondazione Collodi – al tema di Pinocchio, marionetta inventata da Carlo Lorenzini  per l’omonima fiaba che tutti abbiamo letto o ci hanno raccontato quando eravamo bambini, sottolinea del personaggio soprattutto un aspetto fortemente caratterizzante, tanto che farlo divenire il tema conduttore dell’evento espositivo.
La diversità, a qualsiasi latitudine a in qualsiasi contesto è quel qualcosa che s’impone per il suo evidente, per i più, imbarazzante non allineamento con i principi di normalizzazione vigenti.
La natura plastica, la terracotta privilegiata da Fiorella Corsi, che tuttavia ha maturato esperienze che nell’ambito della pittura, le consente un rapporto immediato e tattile, direi più fisico, com’è nella consuetudine della scultura.
La pratica dell’uso della materia e dei volumi stabilisce di conseguenza un’interazione con lo spazio, un entrare e uscire continuo, travalicando confini superabili per un oltre.
In ragione degli studi classici di Fiorella Corsi, trova un senso logico l’uso del ferro, che come vecchi arrugginiti lunghi chiodi trafiggono il Lungo cono-naso, il ferro stabilisce uno stretto rapporto con il mito, con la fantasia combinata alla religione.  Il naso , dunque, come materia che si trasforma, come archetipo nascosto nella forma, come simbolo che è altro da sé.
Ecco allora il Naso-balena, naso dentato nel cui corpo è inghiottito Pinocchio; il Naso-malato, naso macroscopico con altrettanta macroscopica fasciatura.
Le Formiche che mangiano il naso sono allusive alla fisicità ingombrante del segno della diversità, il naso, appunto, e alla progressiva dissoluzione del corpo.
Il rapporto con lo spazio, inteso come interazione compiutamente coinvolgente tra spettatore e opera, tale da consentire il superamento dello spazio fisico dato, è quello dell’installazione della Foresta di alberi nasi.
La foresta di alberi-naso, spesso dalle punte bruciacchiate, ci fa sentire tangibile il percorso spazio-temporale attraverso Le voci della foresta. Le musiche di Sergio Fedele, ispirate ad un motto sugli alberi del XVII secolo, Cedendo  vincit, rendono reale la foresta e percepibile ai nostri sensi il passaggio dalla cupezza del  fitto della boscaglia all’ariosità liberatoria del verso degli uccelli.
Ma la summa di tutto il discorso dipanato artisticamente da Fiorella Corsi sulla fiaba di Pinocchio, dove l’elemento fantastico, tipico della narrazione fiabesca non si disgiunge  dal gusto per il gioco e dai significati etici, morali e storici, trova la sua ultima citazione nei Teatrini.
Naso come segno della diversità e del disagio di chi lo osserva: il naso-Pinocchio con le orecchie d’asino, guardato con stupore dai pinocchietti del teatrino ci ricorda la cornice –boccaccesca nello spazio teatrale della fiaba, ma ci fa anche riflettere su tutte le diversità passate e attuali, etniche , religiose, sessuali economiche e quant’altro ancora, a cui le fiabe , dai libri per l’infanzia e dai teatrini, da sempre alludono. [Roma luglio 2000]

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THE NOSE
By Fiorella Corsi

The nose theme has been a recurrent one in literature, as in Petruska, a Russian Punchinello, whose first appearance dates back to XVII century in popular theatres of  the Commedia dell’Arte. Voltaire, in the second chapter of his philosophical tale “Zadig” entitled The Nose, tells the story of a love token that the supposed widow Azora has to give to her lover Zadig’s nose, that is her husband’s.
In 1831 the Praise of the nose by Heinrich Zschokke, a Swiss author, is published, with the consequent loss of it. The same happens to Gogol’s character: The Nose, published on the Svoremennik magazine ( The Contemporary) in 1836, was tore apart by the critics, who considered it trivial.
In the 1881 Carlo Lorenzini publishes a book of tales: Eyes and noses, which has nothing to do with the corresponding anatomic parts, the choice of the title intends, as he himself explains in the Preface, a non-exhaustive description whence the reader can draw his conclusions.
Pinocchio’s adventures was presented to the publisher in its first draft two year later, in 1883.
What those who have problems with their nose have in common, Pinocchio, Pulchinello, Petruska, Cirano, Zadig, is the unhappiness from abandonment and renounce, due to diversity nose is matter, and because of this it undergoes transformations, or can even run the risk of an amputation. It is the medium between body and soul, the balance axis between matter and reason.
The discomfort for world and life generates fear and loss of control. The diaphragm is altered, the balance broken, whence the anguish of adolescence: noses and necks elongate (see also  Carroll’s Alice).
The body’s disharmony diversifies, and the dissonance with the soul brings anguish. In order to exit the darkness one needs to pass through the forest, beyond which the daylight is, but many tests are to be encountered after the first one, and only at the end the path the chance of knowing the unknown can be achieved.
The choice of the fable is present in my job, because it shuns any delimitation of genre, and it can remind the mystery of life and sacred without rhetoric, as it happens with art.

*  *  *
IL NASO
Di Fiorella Corsi

Quello del naso è stato un tema ricorrente nella letteratura, vedi Petruska, pulcinella russo, la cui prima apparizione risale al ‘600 nei teatrini popolari della commedia dell’arte, Voltaire, nel secondo episodio del racconto filosofico “Zadig” intitolato Il Naso, narra la storia del pegno d’amore che la supposta vedova Azora deve consegnare all’amante:  il naso di  Zadig, suo marito.
Nel 1831 compare “L’elogio del naso” di Henrich Zschokke, autore svizzero, con conseguente perdita dello stesso. La medesima sorte tocca a quello del personaggio di Gogol. Il Naso venne pubblicato nel 1836, ma fu stroncato dalla critica, perché ritenuto triviale.
Nel 1661 Carlo Lorenzini pubblica un libro di racconti: Occhi e nasi, che non ha niente  a che vedere con le relative parti anatomiche, ma la scelta del titolo vuole significare, come egli spiega a fronte del testo, una descrizione non esaustiva , da cui il lettore può trarre  le sue conclusioni.
Le avventure di Pinocchio vennero  presentate all’editore, nella prima stesura, due  anni dopo.
Ciò che accumuna coloro che hanno problemi di naso: Pinocchio, Petruska, Pulcinella, Cirano, Zadig, è la infelicità dell’abbandono e della rinuncia, a causa della diversità.
Il naso è  la materia e come tale subisce trasformazioni, o può addirittura correre il rischio di un’amputazione. Esso si fa tramite tra corpo e anima , è l’asse d’equilibrio tra la materia e la ragione. Il disagio verso il mondo e la vita procura paura e mancanza di controllo, il diaframma si altera , l’equilibrio si rompe, da qui l’angoscia tipica dell’adolescenza: nasi e colli si allungano( vedi alice di L. Carroll)
La disarmonia del corpo rende diversi e l’anima porta l’angoscia. E per uscire dal buio si deve attraversare la foresta, al di là della quale c’è la luce, ma ad una prima prova se ne aggiungono altre e solo alla fine del lungo percorso si può avere la possibilità di riconoscere l’ignoto..
La scelta della favola è presente nel mio lavoro, perché, come genere, sfugge ad ogni delimitazione e sa richiamare il mistero della vita e del sacro.

Mostra realizzata presso
Spedale degli Innocenti – Salone Brunelleschi
Firenze
20 dicembre 2001 – 6 gennaio 2002

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