Between Heaven and Earth/Tra Cielo e Terra

Cartiglio, piombo cm 70x100

Cartiglio, piombo cm 70×100

Languages and Writing
By Arianna Di Genova

The word, Roland Barthes wrote, is essentially an individual act of selection; within it, in its deepest nucleus there is something arbitrary. And each word, as soon as it is chosen in a process of communication, generates language, storytelling and liquid flow. So Fiorella Corsi’s Estasi del Libro (Ecstasy of the Book) which “regurgitates” letters of the alphabet and Lilliputian objects. This volume seized by an ecstatic spasm , as indicated by the title of the work, is nothing more than a dispenser of magical sense. Devoid of common rules and codes shared by a community, the treasure chest of lost pages replaced by a multitude of small “intermittencies of the heart” suddenly become visible. It excavates its identity in the intimate sphere of those who leaf through and open themselves to fantastic worlds where the possible combinations are infinite. We are all invited to follow adventurous, unknown trails.  This is the point of departure from which “to read” the itinerary laid out by the artist for the exhibition at the National Central Library of Rome.
The word, in becoming sign, scratch, wild fingerprint or uncertain assonance, in blurring its own rigid outlines it transforms itself into a universal element and so ends by travelling among the clouds, entrusting itself to the wind and the forces of nature, driven along by the puffs of air and caressed by the sound of small propitiatory bells so that, in its migration towards celestial spaces, it will not encounter evil spirits. E le preghiere volano in ciel (And the prayers fly in the heavens) is an installation born from the vision of Tibetan messages hanging from the branches of trees, organic “homes” dedicated to accommodate desires and wishes waved about on small scraps of colored cloth in a mixture of languages which have their roots in dream: extracts of poetry, random phrases, graphic signs which refer to other civilizations if only in the similarity of forms.
The upward motion of Fiorella Corsi’s words, the frequent losing of oneself amongst constellations and planets, is a clear invitation to resist any summary or classificatory mania. Their more immediate home, before they are abducted by the worldliness of existence, is the Minareto di Terra (Minaret of the Earth), an ancient building which shelters body and soul from the baking sun and the freezing shade. To cherish all the unspoken syllables and to keep that soft votive murmur, there is the rich voice of a singer like Miriam Meghnagi, bold vocal weaver of the Holy Scriptures. The sign which is engraved on clay tablets, which may remain unchanged for centuries, the only mark of human history, has the ability to become “changeable” Imbued with the humours of the earth, the word has a dual nature and can free itself among the stars thanks to its poetic lightness. The artist thereby reverses thee hermeneutics of writing: not sufficiently anchored in the logos, the word no longer names but transports to special universes. This is a suggestion which can go far, giving rise to new myths, founding unknown epics with oscillating narratives and ending up by scattering fragments of thought in joyful liberty. The word, the same word which according to Jacques Derrida always designated an absence of being, becomes transparent. And despite its corporeality, its undisputed physicality binding it to the act of writing, it vanishes in a sort of existential punctuation that everyone can draw on in at his or her discretion. It is not a coincidence that in all her exhibitions Fiorella Corsi has urged visitors not only to observe but also to be participants in that propitiatory rite by writing and “forgetting” traces of themselves. Here some tablets are left in fresh clay or fermenting in large bowls – virgin signs. Strolling among the works what one meets is a zero degree of writing. The Filatteri (Phylacteries) are capsules from which come mute pages of acid corroded copper: time leaves its sediment but it also cancels, disseminating silence as if it were a failure of reason. The artist always evokes a dynamic aspect of writing: oversized seeds from which will sprout in some future time enchanted woods inhabited by birds with eyes gaping in the darkness, Canto Notturno (Night Song), anthills that “impress” the earth, drawing magic mandalas with the simple march of life, metal toned lead scrolls, silent, but ready to support the dreams of others. In that land of fable soar even the “Camini di fata” (Fairy Chimneys), natural outgrowths which transform into vertical books: fossil eggs and stones clog the volcanic emission of words; they risk being too quickly dispersed in the crisp air of early morning. The word for Corsi, therefore, retains in itself an animist principle, it is endowed with its own existence. It can rebel all of a sudden, breaking the wax seal which holds together the clay tablets and casts itself, unrestrained into its unpredictable destiny.
Rome, December 6, 2005
[Translated by Colm Molloy]

Tavolette, terracotta, ceralacca e spago, cm30x20

Tavolette, terracotta, ceralacca e spago, cm30x20

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Tra Cielo e Terra, linguaggi e scritture
Di Arianna Di Genova

La parola, scriveva Roland Barthes, è essenzialmente un atto individuale di selezione, contiene in sé, nel suo nucleo più profondo, qualcosa di arbitrario. E ogni parola, non appena viene còlta come processo di comunicazione, genera lingua, narrazione, flusso liquido. Allora, il libro (“Estasi del Libro”) di Fiorella Corsi che «rigurgita» lettere dell´alfabeto e lillipuziani oggetti, quel volume preso da uno spasmo estatico, come indica anche il titolo dell´opera, non è altro che un dispensatore magico di senso. Privo delle regole comuni, dei codici condivisi da una comunità, lo scrigno di pagine perdute, sostituite da tante piccole “intermittenze del cuore” divenute visibili d’un tratto, scava la sua identità nella sfera intima di chi lo sfoglia e si apre verso mondi fantastici dove le combinazioni possibili sono infinite. Tutti siamo sollecitati a percorrere strade avventurose, ignote. Si può partire da qui per “leggere” l’itinerario allestito dall’artista per la mostra alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.
La parola che si fa segno, graffio, impronta selvaggia o incerta assonanza, che sfuma i suoi contorni rigidi per trasformarsi in un elemento universale, finisce così per viaggiare fra le nuvole, affidandosi al vento, alle forze della natura, sospinta da soffi e accarezzata dal suono di piccoli campanelli propiziatori affinché, nel suo migrare verso spazi celesti, non incontri spiriti cattivi. “E le preghiere volano in cielo” è un´ installazione che nasce dalla visione dei messaggi tibetani appesi ai rami degli alberi, vegetali “case” predisposte per accogliere i desideri che vengono sbandierati su piccoli scampoli di stoffe colorate, in una miscela di lingue che affonda le sue radici nell´onirico: brani di poesie, frasi casuali, segni grafici che rimandano, solo per somiglianza di forme, ad altre civiltà.
Il procedere verso l´alto delle parole di Fiorella Corsi, quel perdersi spesso fra le costellazioni e i pianeti, è un chiaro invito a sfuggire a qualsiasi tentazione di riepilogo o smania classificatoria. La loro dimora più immediata, prima che siano rapite dalla mondanità dell’esistere, è il “Minareto di Terra”, antica costruzione che ripara corpo e anima dal sole cocente e dall’ombra che gela. A cullare, poi, tutte le sillabe non dette, a custodire quel mormorio sommesso e votivo, c’è la voce intensa di una cantante come Miriam Meghnagi, audace tessitrice sonora delle Sacre Scritture. Il segno che viene inciso sull´argilla delle tavolette, che potrebbe rimanere immutabile nei secoli, unica impronta della Storia umana, possiede in realtà la capacità di farsi «volubile». Intrisa degli umori della terra, la parola ha una doppia natura e può librarsi fra le stelle grazie alla sua leggerezza poetica. L´artista rovescia così l’ermeneutica della scrittura: non sufficientemente ancorata nel logos, la parola non nomina più ma trasporta in universi speciali, è una suggestione che porta lontano, che dà origine a nuovi miti, rifonda un’epopea sconosciuta con una narrazione oscillante e finisce per sparpagliare, in allegra libertà, i frammenti del pensiero. La parola, la stessa che secondo Jacques Derrida designava sempre un´ assenza dell´essere, si fa trasparente. E nonostante la sua corporeità, la sua indiscussa fisicità che la lega al gesto della scrittura, svanisce in una sorta di punteggiatura esistenziale che ognuno può riempire a propria discrezione. Non è un caso che in ogni sua mostra Fiorella Corsi esorti i visitatori non solo a osservare ma anche a farsi partecipi di quel rito propiziatorio, scrivendo e “dimenticando” tracce di sé. Qui alcune tavolette sono lasciate nell´argilla fresca, fermentano in grandi ciotole, vergini di segni. È un grado zero della scrittura quello che s´incontra passeggiando fra le opere. I “Filatteri” sono capsule da cui fuoriescono pagine mute intessute in rame che gli acidi hanno corroso: il tempo sedimenta ma anche cancella, disseminando il silenzio come fosse un lapsus della ragione. C´è sempre un aspetto dinamico nelle scritture evocate dell´artista: semi fuori misura da cui germineranno in un futuro boschi incantati abitati da uccelli che sbarrano gli occhi nell’oscurità (“Canto notturno”), formicai che “impressionano” la terra, disegnando mandala magici con la semplice marcia della vita, cartigli di piombo dalle cromie metalliche, taciturni, ma pronti a sorreggere sogni altrui. In quel territorio fiabesco svettano anche i “Camini di fata”, escrescenze naturali che si trasformano in libri verticali: uova fossili e sassi ostacolano l’emissione vulcanica di parole. Rischiano di disperdersi troppo in fretta, nell´aria frizzante del primo mattino. La parola di Corsi, dunque, conserva in sé un principio animista, è dotata di un´esistenza propria. Può d´improvviso ribellarsi, spezzare quel sigillo in ceralacca che tiene insieme le tavolette di terracotta e lanciarsi a briglie sciolte nel suo destino imprevedibile.

Canto notturno, ferro e tecnica mista, h. cm 300

Canto notturno, ferro e tecnica mista, h. cm 300

Canto notturno, particolare, h. cm 300

Canto notturno, particolare, h. cm 300

Estasi del libro, installazione, cm 300x120

Estasi del libro, installazione, cm 300×120

Estasi del libro, installazione, particolare

Estasi del libro, installazione, particolare

Estasi del libro, installazione, particolare-2

Estasi del libro, installazione, particolare-2

La Scrittura del Vento, terracotta, installazione, h. cm 300x230

La Scrittura del Vento, terracotta, installazione, h. cm 300×230

Libro di Terra, terracotta, h. cm 300

Libro di Terra, terracotta, h. cm 300

...e le preghiere volano in cielo, ferro, piombo,tessuto, mq 60 - h. cm 480

…e le preghiere volano in cielo, ferro, piombo,tessuto, mq 60 – h. cm 480

...e le preghiere volano in cielo, particolare

…e le preghiere volano in cielo, particolare

...e le preghiere volano in cielo, particolare - 2

…e le preghiere volano in cielo, particolare – 2

Formicaio, terracotta, 200 elementi e Minareto di terra, h. cm 300

Formicaio, terracotta, 200 elementi e Minareto di terra, h. cm 300

Formicaio, particolare

Formicaio, particolare

Insetto, terracotta e ferro, cm 40x20

Insetto, terracotta e ferro, cm 40×20

Minareto di terra, terracotta e legno, h. cm 300

Minareto di terra, terracotta e legno, h. cm 300

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